È dibattito di questi giorni la opportunità o meno di investire in difesa, ed a tal riguardo l’Europa ha autorizzato un sovraindebitamento per gli Stati Nazionali che decidano di spendere soldi per tale obiettivo. Ebbene le immagini di queste ore ci riportano alla mente quale sia la vera battaglia per la sicurezza nazionale; le immagini di distruzione e devastazione, infatti, che arrivano nelle nostre case ancora una volta, anche questa volta dalla nostra terra di toscana, ci ricordano quali siano gli interventi di difesa necessari e improcrastinabili: quelli di contenimento delle emergenze metereologiche.
Non è vero, infatti, come ci hanno raccontato gli ambientalisti di sinistra che la natura ha bisogno di meno interventi dell’uomo, ma è vero l’esatto contrario, ovvero che servono più interventi. Più dighe, più bacini idrici, più sponde per i nostri fiumi, più canali, più idrovore, più interventi di contenimento e regimentazione delle acque. E questo vale per i fiumi e per il mare, i veri interventi di difesa di cui ha bisogno l’Italia senza indugi sono quelli per difenderci dalle intemperie. Così come serve un corpo di protezione civile di professionisti, alla stregua di un esercito, con corpi scelti capaci di intervenire nelle situazioni più estreme e dotato di mezzi e strumenti all’avanguardia. Le armi di cui ha bisogno la nostra nazione sono dighe e bacini idrici, mezzi anfibi ed elicotteri, casse di esondazione e equipaggiamenti di protezione civile, i migliori. Non servono missili e cannoni, ma servono mezzi adeguati per proteggerci dalle bombe d’acqua in maniera strutturale, senza nascondersi dietro la retorica green dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo.
Ed altrettanto servono opere idrauliche capaci di irregimentare le acque e di conservarle a fini idrici, non è possibile, infatti, che finite le emergenze per le alluvioni ci si ritrovi in un batter d’occhio nelle emergenze per la siccità. Siamo regrediti di secoli rispetto alla capacità dell’uomo di conservare e utilizzare le acque piovane e non possiamo permettercelo. Ed anche in questo campo sono necessari investimenti strategici nazionali.
Il pericolo attuale arriva dal cielo con le nuvole e non con gli aeroplani