Correva l’anno 2011. Si incomincia a partorire l’idea che la spesa pubblica dei dispositivi medici debba rientrare in tetti stabiliti dai decreti ministeriali su base annua. In caso di sforamento, i ripiani sarebbero a carico delle regioni.
Cosa vuol dire? Che lo Stato stabilisce quanto puoi spendere per i dispositivi medici e se una Regione spende maggiormente deve provvedere di tasca propria. Il concetto non è sbagliato.
Nel 2015 purtroppo si arriva oltre: In piena spending review, il governo Renzi introduce il concetto di payback sui dispositivi medici stabilendo che una parte dello sforamento del tetto di spesa regionale venga posto a carico delle aziende fornitrici.
Traduzione: se una Regione spende più del dovuto sono le Aziende che vendono i materiali che devono pagare una quota di questo surplus.
Per fare un esempio banale ma non tanto: Io posso permettermi una Mercedes ma decido di comprarmi una Ferrari anche se non posso pagarla e poi chiedo una parte della differenza di prezzo alla concessionaria che mi ha venduto la macchina come se fosse colpa sua se non sono in grado di gestire le mie finanze.
Quanto è questa quota? Si va dal 40% per il 2015 al 45% per il 2016 al 50% dal 2017 in avanti.
Torniamo alla macchina: ho 100.000 Euro, mi compro una Ferrari da 200.000 e chiedo alla concessionaria che paghi metà della differenza, ovvero 50.000 Euro.
Ci si accorge però, nelle stanze dei Palazzi, che la misura è economicamente insostenibile per le imprese e la si mette nel cassetto.
Nel 2022 arriva Draghi che ripesca la norma e la rende attuativa.
Il decreto 115 fissa un altro punto chiave: le aziende devono effettuare i versamenti entro 30 giorni dai provvedimenti regionali e, in caso contrario, “i debiti per acquisti di dispositivi medici […] nei confronti delle aziende fornitrici inadempienti sono compensati fino a concorrenza dell’intero ammontare”. Tradotto: se non paghi ti tolgo i soldi non pagandoti le prossime forniture.
Cosa fa la Toscana? In 4 anni sfora il tetto previsto dallo Stato di oltre 800 milioni di Euro. Mica due lire…
La peggior Regione di Italia che di gran lunga supera la seconda in classifica, la Puglia, che spende “appena” 500 milioni in più.
Possiamo dire, come sostiene il Governatore Giani, che la Toscana spende di più per assicurare prestazioni ai propri cittadini? No, perché regioni con analoghi livelli qualitativi sanitari sono lontani anni luce da quello che è stato fatto qui a fronte di un numero di abitanti molto maggiore.
La norma, se applicata, sarebbe un disastro. Questo perché le aziende che forniscono dispositivi sono per una grossa quota piccole o medie. Non sono gigantesche multinazionali che possono assorbire milioni di perdite senza neppure sentirle. Sono Aziende che vedrebbero messa a rischio la propria sopravvivenza e quella dei propri dipendenti.
Il secondo grosso e attuale rischio sarebbe che le Aziende smetterebbero di vendere prodotti a quelle regioni, come la Toscana, che pretendono l’applicazione della norma in modo talebano. Come conseguenza rischiamo che non ci arrivi più nessun materiale che serve a fornire cure di qualità. Ripiomberemmo nel Medioevo della medicina.
Il Governo capisce questa empasse e decide di mettere oltre un miliardo di Euro su due che mancano all’appello. Adesso sono in corso trattative con tra MEF e imprese per bloccare questo scempio.
Il payback che mette a rischio aziende e cure
Nel mentre mi vengono in mente tante domande che vorrei fare al Governatore Giani.
Prima: perché si ostina a dire che questi soldi li deve pagare il Governo? La norma non dice questo e semmai dovrebbe bussare alla porte delle Aziende piuttosto che a quella di Palazzo Chigi.
Seconda: si rende conto che rischieremmo di fare chiudere tante Aziende e lasciare migliaia di persone a casa senza lavoro?
Terza: capisce che le potenziali ripercussioni sulla nostra sanità sono devastanti?
Ma l’ideologia e la becera propaganda la fanno da padrone in Toscana e allora avanti così. Continuiamo a scrivere nel bilancio che devono arrivarci circa 400 milioni di Euro che non vedremo probabilmente mai e continuiamo a fare debito con l’idea di coprirli con i soldi del Monopoli.
Chiudo con una considerazione personale. Credo che anche un bambino capirebbe una cosa: se entri in un negozio non compri cose se non puoi pagare. La pretesa di far pagare chi vende è ingiusta, specialmente se viene dallo Stato. Lo Stato adesso cerca di porre rimedio. La Regione Toscana che fa?
Intanto copre parte di quei soldi con l’aumento delle tasse.
Smette di spendere senza controllo? Manco per idea.
Come disse qualcuno: “i soldi sono finiti, adesso è il momento di usare il cervello”.
Speriamo che a qualcuno ne sia rimasto un po’.
Di Dott. Daniele Pezzati